Timon Lepidus

 

 

 

 

Classe Reptilia
Ordine Squamata
Sottordine Sauria
Infraordine Scincomorpha
Famiglia Lacertidae
Sottofamiglia Lacertinae
Genere Timon
Specie T.lepidus

 

Il genere Timon comprende attualmente sei specie:

 

   Timon lepidus (DAUDIN,1802)

 

   Timon nevadensis (BUCHHOLZ,1963)

 

   Timon pater (LATASTE,1880)

 

• Timon tangitanus (BOULENGER,1889)

 

   Timon princeps (BLANFORD,1874)

 

   Timon kurdistanus (SUCHOW,1936)

 

Per quanto riguarda gli esemplari di T.lepidus del nostro Paese la continua antropizzazione ed il progressivo sfruttamento dei terreni agricoli a favore delle colture intensive ha ridotto progressivamente le popolazioni di questo stupendo sauro. Ricordo che T.lepidus, in quanto fauna autoctona è tutelato dalla Convenzione di Berna (entrata in vigore in Italia l’1 Giugno 1982), ed è severamente proibito detenere animali prelevati sul nostro Territorio. Consiglio quindi a chiunque volesse cimentarsi nell’allevamento di questa specie di documentarsi sulla effettiva nascita in cattività degli esemplari richiedendo sempre la documentazione relativa. Capita spesso, però di trovare ancora nelle fiere e nei mercatini erpetologici esemplari WC (wild captured); il mio consiglio è quindi di preferire animali baby di pochi giorni o settimane e valutare se il venditore espone o cede numerosi animali giovani della stessa età. In questo modo è più probabile che gli esemplari che andremo ad acquistare facciano parte di una schiusa avvenuta in cattività.

 

HABITAT

Estremità Ovest della Liguria, Penisola Iberica, sud della Francia (costa ed entroterra).

 

ALLEVAMENTO

Per una coppia adulta di Timon le dimensioni minime della teca dovranno essere circa di 1 metro(L) per 50cm(h) per 50cm di profondità. Bisognerà fornire più nascondigli possibili dove le lucertole potranno sentirsi al sicuro e dove potranno rifugiarsi in caso di pericolo. Possono essere utilizzati rami, cortecce e radici (ben lavati se presi in natura, in quanto possono veicolare pesticidi o parassiti), rocce laviche etc. Le rocce andranno ancorate in maniera stabile per evitare pericolosi crolli. L’utilizzo di piante vive all’interno va valutato attentamente, in quanto le Timon amano scavare nel substrato e spesso le “sradicano” o danneggiano. Non deve mancare un recipiente con acqua sempre fresca e pulita; i bordi dovranno essere alti abbastanza da evitare che il substrato cada continuamente dentro durante gli spostamenti delle lucertole.


Substrato

Le Timon sono abili scavatrici e necessitano di almeno 5-6 cm di substrato; questo può essere un mix di torba acida (o sfagno) e fibra di cocco. Una volta a settimana si può bagnare con un apposito nebulizzatore per giardinaggio in modo tale da mantenerlo morbido ed evitare la formazione di zolle. Alcuni allevatori utilizzano terra per cactacee o terra frammista a sabbia; sconsiglio questo tipo di substrato in quanto può essere facilmente ingerito in grossi quantitativi, dando origine a gravi fenomeni ostruttivi. Particolare attenzione va posta durante la somministrazione di cibo vivo come tarme della farina o kaimani, poiché possono interrarsi ed essere ingeriti insieme al substrato, dando origine a fenomeni di costipazione.

 

Temperatura e umidità

Premessa: i rettili sono animali ectotermi, impropriamente definiti a “sangue freddo”.  Non hanno la capacità di regolare la temperatura corporea in maniera autonoma in rapporto a quella ambientale. Per svolgere correttamente tutte le loro funzioni biologiche e fisiologiche necessitano quindi di un corretto range termico definito POTZ (Point of optimal temperature zone), ovvero un range di temperatura nel quale le difese immunitarie, la digestione etc lavorano in maniera corretta. Come stabilire il corretto POTZ di ogni specie? Studiamo i nostri animali; informiamoci sulle variazioni di temperatura annuali del loro areale ed otterremo un valore verosimilmente vicino a quello del loro habitat naturale. Detto questo dovremo decidere solamente come distribuire correttamente tutte le fonti di luce e di calore all’interno del nostro terrario.

Le lucertole ocellate vivendo in areali dal clima temperato e necessitano di una temperatura compresa tra i 26°C e i 32°C (Hot spot) di giorno ed un’escursione termica notturna di circa 10°C . A meno che la temperatura di casa non scenda la notte sotto i 20°C non sarà necessario ulteriore riscaldamento. Le fonti di calore andrebbero posizionate da un lato del terrario in modo tale da creare una zona più fresca dove eventualmente l’animale potrà spostarsi dopo essersi termoregolato. Attenzione che l’escursione termica tra le due zone del terrario non dovrà essere troppo elevata, altrimenti sarebbe come vivere dentro un igloo a temperatura sotto zero avendo a disposizione un calorifero rovente: davanti al calorifero ci saranno 50 gradi, 10 cm poco più in là ne percepirete 10! Misurate attentamente ogni lato della superficie della teca assicuratevi che non ci siano sbalzi termici repentini, soprattutto nei terrari più grandi. Esistono oggi in commercio termometri digitali laser molto precisi aventi costi ragionevoli. Sarà sufficiente il 70-75% di umidità per svolgere correttamente la muta senza insorgere in problemi di disecdisi. Si potrà nebulizzare all’interno del terrario una volta al giorno, preferibilmente la sera, ma solitamente sarà sufficiente posizionare nella zona più fresca del terrario una bacinella d’acqua piuttosto capiente, che oltre a provvedere a mantenere il corretto tasso di umidità, sarà utilizzata dagli animali come abbeveraggio.

 

Illuminazione

Come per la maggior parte dei rettili diurni è indispensabile una fonte luminosa ad emissione di radiazioni UVB (e UVA)

Ricordiamoci che la luce solare è comunque ancora insostituibile anche dalle più moderne attrezzature: per sintetizzare una corretta dose giornaliera di vitamina D3 sono sufficienti 5 ore di esposizione diretta alla luce solare, mentre è necessario un tempo maggiore per quella artificiale. Le radiazioni UVA influenzano il comportamento riproduttivo e la percezione di oggetti, colori etc. Le UVB invece sono essenziali nel processo di attivazione della vitamina D a partire dal colesterolo cutaneo come precursore. La vit D gioca un ruolo essenziale nel metabolismo del calcio, aumentandone l’assorbimento intestinale e favorendo la mineralizzazione ossea. In base al tipo di lampada ed allo spettro di emissione, la distanza tra fonte luminosa e animale non dovrà essere generalmente inferiore ai 40 cm e non dovranno esserci pannelli di vetro o plasitica a schermare le radiazioni. Esse hanno solitamente una durata di 5-6 mesi, ma alcune (lampade a vapori di mercurio) hanno una durata maggiore, fino a un anno.

 

Alimentazione

In natura le lucertole ocellate si nutrono prevalentemente di insetti, piccoli mammiferi, frutta matura caduta dagli alberi. Durante la predazione e la prensione della preda ingeriscono spesso piccole quantità di substrato ricco di minerali ed oligoelementi. In terrario questo non avviene, rendendo comuni le carenze vitaminiche e di Sali minerali. Di contro un eccesso di integratori porta a gravi patologie (spesso più gravi delle stesse carenze). E’ perciò opportuno integrare con moderazione, spolverando ad esempio il cibo vivo con un multivitaminico una volta ogni 10-15 giorni (dusting). Se si ha la possibilità, si può nutrire per un breve periodo di tempo le prede con frutta e verdura fresca (gut loading). Gli esemplari adulti e subadulti potranno essere nutriti settimanalmente anche con frutta morbida (mela, pera, banana, pesca, mango etc).

Potranno essere forniti quindi grilli, locuste e blatte. Essendo che raggiungono notevoli dimensioni (fino a 80 cm coda compresa) potranno essere offerti ogni tanto anche topini decongelati (una volta ogni due settimane circa).

 

PRINCIPALI PATOLOGIE

Di seguito verranno elencate solo alcune delle patologie che possono colpire le nostre lucertole in cattività, in quanto questo testo non vuole per alcun motivo sostituirsi alle diagnosi di un medico veterinario esperto in animali esotici.

 

Mdb (Metabolic bone disease)

L’insorgenza di questa malattia è imputabile a diverse cause, ognuna delle quali coinvolge in maniera impropria il metabolismo del calcio e del fosforo. Il risultato che ne deriva è la perdita della componente minerale dell’osso a favore della matrice connettivale. Rimando alla sezione “alimentazione” per la corretta integrazione vitaminico-minerale e l’importanza di essa come prevenzione nei confronti di questa patologia ossa diventano molli-elastiche e l’animale ha difficoltà nella prensione degli alimenti

 

Enteriti

Nei rettili le cause principali di diarrea sono da attribuirsi fondamentalmente ad infezioni batteriche o ad infestazioni parassitarie. La diarrea non è mai da sottovalutare, in quanto solitamente non è autolimitante. Il soggetto malato può disidratarsi molto velocemente e va portato subito da un veterinario specializzato in esotici, che effettuerà tutti gli esami necessari ed imposterà la terapia. E’ assolutamente sconsigliato il fai da te in quanto ci sono organismi patogeni in grado di diventare resistenti se la terapia impostata non è corretta. L’animale colpito si presenta solitamente disidratato e abbattuto se la perdita di acqua ed elettroliti va avanti da giorni (forme croniche). Quello che dobbiamo fare è di raccogliere un campione di feci e recarsi subito dal veterinario, che lo esaminerà al microscopio. Il processo infiammatorio che coinvolge esclusivamente l’intestino, prende il nome di enterite.

 

Lesioni traumatiche

Di comune riscontro negli animali di cattura, le lesioni traumatiche (ferite da morso, fratture, schiacciamenti) possono verificarsi in cattività in conseguenza di liti tra soggetti, crollo di materiale d’arredamento e cadute da diversi cm di altezza.

 

Disecdisi

Quando l’epidermide vecchia, durante la muta non si separa dalla nuova sottostante, si parla di disecdisi. Questo fenomeno può avvenire quando l’umidità ambientale è troppo bassa o quando l’animale è malato o troppo debole per staccarsi i vecchi frammenti di pelle. I sauri effettuano una muta incompleta; quando però più mute non vanno a buon fine e si accumulano strati di epidermide, questi possono creare un problema, soprattutto a livello di falangi, dove si vengono a formare dei manicotti di pelle che costringono e bloccano la circolazione sanguigna. L’esito di questo processo è la necrosi del tessuto e la perdita del dito.

 

Costipazione

La costipazione può interessare soggetti alimentati con insetti ricchi di chitina (blatte,  locuste, coleotteri) o con piccoli mammiferi dotati di pelo; le feci assumono una consistenza così solida che non riescono più ad essere espulse. Può capitare anche che il substrato ingoiato durante l’ingestione della preda possa compattarsi e bloccare il transito del tratto gastro-intestinale, causandone addirittura la lacerazione. I sintomi possono essere confusi con alterazioni neurologiche o riferibili a fratture del bacino, in quanto il soggetto costipato può manifestare paralisi del treno posteriore. Inappetenza e letargia possono sempre essere correlati alla medesima causa. Una radiografia potrà essere molto utile per individuare il problema e la sua sede. Se trascurata, la costipazione può predisporre l’insorgenza di prolassi.

 

Parassitosi

Molto comuni se non quasi sempre presenti negli animali wild, sono i Nematodi, o vermi tondi. Il loro ciclo vitale è spesso indiretto e prevede un ospite intermedio (insetti, crostacei, molluschi); questo, una volta ingerito dall’ospite definitivo, libererà la forma larvale del parassita, che si trasformerà in adulto nell’intestino ed inizierà a deporre le uova. Non tutti i nematodi sono patogeni in condizioni “fisiologiche” normali. Lo possono diventare quando l’equilibrio della flora gastroenterica viene alterato, ad esempio in condizioni di stress, oppure quando sono presenti in elevata quantità (possono essere così numerosi da ostruire letteralmente il lume intestinale).

 

 

Dr. Alessandro Vetere DVM. GP-Cert