IL DRAGO BARBUTO

Classe

Reptilia

Ordine

Squamata

Sottordine

Sauria

Famiglia

Agamidae

Genere

Pogona

 

 

 

 

Dimensioni: 40-60 cm (coda compresa)

Peso: 400-500g

Longevità: 15-20 anni

 

I draghi barbuti sono un genere di sauri australiani molto comuni ed apprezzati come animali domestici. Il più comune in cattività è il drago barbuto dalla testa striata (Pogona vitticeps), altrimenti noto come drago barbuto dell’interno, o più semplicemente pogona. Altri esponenti di questo genere sono il drago barbuto di Lawson (Pogona henrylawsoni) o l’assai meno comune drago barbuto orientale (Pogona barbata). Si tratta di animali dal carattere tendenzialmente mansueto, dalla buona capacità interazione con il proprietario e dalla relativa facilità di gestione. Sono molto apprezzati anche per l’interessante gamma di comportamenti sociali con cui interagiscono tra di loro, nonché per la loro bellezza e varietà di colorazione (morph) reperibili in commercio. In questa scheda si farà riferimento alla P. vitticeps, ma le indicazioni alla gestione sono valide anche per le altre specie.

HABITAT

Il drago barbuto è originario delle regioni aride dell’Australia centro-occidentale, in cui abita prevalentemente boscaglie asciutte e deserti rocciosi. Si tratta di un animale diurno, molto attivo al mattino e alla sera, mentre le ore più calde della giornata tende a trascorrerle all’ombra in tane sotterranee, tra le rocce o la vegetazione.

COME SCEGLIERE LA TUA POGONA

Il soggetto che andremo a scegliere dovrà provenire da un negozio o un allevatore di fiducia. Un animale sano è normalmente molto attivo (soprattutto se giovane), privo di ferite o eccessivi residui di muta (attenzione a controllare la punta delle dita e della coda), i denti dovranno essere puliti e privi di tartaro, le mucose orali umide e lucide. Segni riconoscibili di malattia sono l’eccessiva magrezza, l’assenza o la scarsa risposta agli stimoli, la presenza di parassiti cutanei evidenti (sotto forma di piccoli pallini neri o rossi, soprattutto a livello di labbra, occhi e orecchie), feci liquide e maleodoranti.

Negli adulti è possibile riconoscere i maschi dalle femmine: i primi saranno tendenzialmente più grossi, con una testa più massiccia e con i pori femorali molto più pronunciati.

IL TERRARIO

La principale difficoltà nell’accudire un drago barbuto consiste nella loro necessità di avere molto spazio. Per un unico soggetto adulto, le dimensioni del terrario non dovranno essere inferiori a 100x60x50 cm, da aumentare di 20-30x10 cm per ogni animale che aggiungeremo. Non si tratta di animali che necessitano di compagnia, ma creazione di un nucleo formato da 1 maschio e 1-3 femmine (è da evitare la convivenza di più maschi) consente di ricreare in maniera più verosimile le condizioni di vita in natura e consentono di apprezzare al meglio le interessanti e complesse interazioni sociali che si instaurano tra gli individui. Benchè si tratti di animali terricoli, sono degli eccellenti scalatori, e dar loro la possibilità di spostarsi anche in verticale costituirà un ottimo arricchimento e darà al nostro animale la possibilità di fare esercizio e consumarsi correttamente le unghie. Per quanto riguarda l’arredamento, è buona norma scegliere oggetti il cui numero e materiali consentano una pulizia agevole e completa. Come substrato si consigliano giornali (economici e comodi da cambiare tutti i giorni) o tappetini di erba sintetica, più gradevoli alla vista e comunque in grado di garantire una buona igiene. Se volessimo optare per un substrato di tipo naturalistico, sono vivamente sconsigliati sabbia, ghiaia, tutolo, aspen, chips di corteccia o altri materiali a granulometria fine, che costituiscono un serio pericolo per il nostro animale se ingerite; sono quindi da preferirsi torba o terriccio, tenendo bene a mente che materiali di questo tipo rendono più facile la crescita di colonie batteriche e fungine, e avranno quindi bisogno di un’igiene ancor più rigorosa.

Come detto prima, le pogone sono animali molto attivi e abili arrampicatori: è possibile arricchire l’ambiente con cortecce di sughero poste in verticale, pareti rocciose (vere o finte) o tronchi e rami robusti che consentano ai nostri draghi di sfruttare l’ambiente in tutte le dimensioni, avendo cura di fissare in maniera stabile tutti gli arredi, prevenendo così frane potenzialmente fatali. Molti appassionati di terraristica amano costruire da soli il proprio terrario creando i cosiddetti “sfondi 3D”: utilizzando polistirolo o poliuretano espanso, opportunamente fissati alle pareti, modellati e verniciati con appositi prodotti non tossici, è possibile ricreare degli sfondi con cui l’animale può interagire arrampicandovisi o nascondendovisi.

Fondamentale è la presenza di uno o più rifugi (a seconda del numero di animali ospitati), che potranno essere rappresentati da vasi di coccio, cortecce “a grotta” o prodotti appositi acquistabili presso negozi specializzati.

Benchè si tratti di animali provenienti da climi aridi e desertici, non dovremo comunque far mancare una ciotola d’acqua pulita sempre a disposizione (né dovrà mancare a noi la forza d’animo nel constatare quanto i draghi barbuti amino defecare nell’acqua appena cambiata).

PARAMETRI AMBIENTALI

I rettili come il drago barbuto sono definiti ectotermi o eterotermi (in contrasto con i mammiferi e gli uccelli, che sono invece endotermi e omeotermi): questo significa che il mantenimento della loro temperatura corporea avviene in massima parte non tramite meccanismi fisiologici endogeni, ma tramite adattamenti comportamentali. Nello specifico, i draghi barbuti sono definiti anche eliotermi, ossia il loro metodo di acquisizione di calore dall’ambiente avviene per irraggiamento: in parole povere, si scaldano al sole. Questo rende necessaria la presenza, ad una estremità del terrario, del cosiddetto “punto di basking”, in cui verranno posizionati fonte di calore (di solito rappresentata da una lampada ad infrarossi) e fonte luminosa ad emissione di raggi UVB (vedi dopo); la temperatura in questo punto caldo (e solo qui!) deve salire anche a picchi di 43-45°C. Il fatto di avere un terrario di grosse dimensioni ci consente inoltre di ricreare con successo un giusto gradiente di temperatura tra il punto più caldo e quello più freddo alle due estremità della teca; quest’ultimo potrà essere mantenuto a temperatura di 22-25°C (con un abbassamento notturno in tutto il terrario di 3-4°C), in modo che la nostra pogona possa regolare la propria temperatura spostandosi dal punto freddo a quello caldo. Sono sconsigliati metodi di riscaldamento da contatto quali tappetini e rocce calde.

E’ fondamentale abbinare alla fonte di calore anche la corretta fonte luminosa: sebbene non possano mai veramente sostituire il sole diretto (non schermato da vetro o plastica), lampade ad emissione di raggi UVB (e UVA) sono indispensabili per tutti i sauri diurni, in cui giocano un ruolo chiave nel metabolismo del calcio e prevengono la giustamente temuta Malattia Ossea Metabolica. In commercio si trovano ormai numerose marche a diversi spettri di emissione (la percentuale consigliata è circa 10-12%), che andranno poste ad una distanza dal rettile non superiore a 30-40 cm (massima penetrazione dei raggi) e sostituite ogni 6-12 mesi a seconda della casa produttrice. Negli ultimi anni sono state introdotte in commercio particolari lampade a ioni metallici o a vapori di mercurio che possono fungere contemporaneamente da fonti di calore e fonti di UVB/UVA. Il corretto fotoperiodo (ossia l’alternanza di ore di luce e buio) è di circa 12-14 ore di luce in estate, 10 in primavera e autunno, e 7-9 in inverno. Per quanto riguarda l’umidità ambientale, questa sarà adeguata ad un rettile proveniente da zone deserticole: 30-40% durante il dì, 50-65% durante la notte. Un’umidità corretta è molto importante soprattutto per i giovani (rischio disidratazione) e i soggetti in muta, che in condizioni troppo secche possono effettuare la muta in maniera errata e avere necrosi delle dita e della coda. Infine la ventilazione: un buon ricambio d’aria è necessario per ogni animale, quindi andremo a scegliere un terrario con griglie di ventilazione poste ai lati opposti della teca e posizionate su altezze diverse.

Sebbene in natura le variazioni stagionali non inducano nei draghi barbuti un vero e proprio letargo, essi attraversano comunque un periodo di abbassamento delle attività metaboliche in inverno chiamato brumazione. Essa assume particolare importanza soprattutto a livello riproduttivo, e sarà riprodotta in cattività con un abbassamento delle temperature (min 20 max 30-31°C di giorno, con punto di basking a 38-40°C) ed una riduzione del fotoperiodo (7-9 ore di luce al giorno) per circa 7-9 settimane in inverno.

ALIMETAZIONE

I draghi barbuti sono animali onnivori, con una spiccata prevalenza per le fonti animali da giovani (con un rapporto insetti-verdure di 70:30%) e una dieta principalmente vegetariana da adulti (invertendo il rapporto a 30:70%). Per i primi 8-12 mesi l’alimento andrà offerto quotidianamente e dovrà comprendere una discreta varietà di insetti quali grilli, piccole locuste, blatte, bachi da seta e camole della farina, e alimenti vegetali quali insalate come radicchio, catalogna, cicoria, insalata romana, tarassaco (fiori compresi). Gli alimenti da proporre in maniera saltuaria (1 volta a settimana) sono camole del miele (eccessivamente caloriche e con un rapporto calcio-fosforo molto sbilanciato a favore di quest’ultimo), topini neonati decongelati, peperone, pomodoro, frutta. Generalmente si tende a sconsigliare l’utilizzo di lattuga e insalata iceberg, troppo ricchi in fosforo e povere in calcio.

Ad un animale adulto (oltre i 12 mesi di età), l’alimento dovrà essere offerto più saltuariamente, con 3-4 pasti a settimana e invertendo le proporzioni come spiegato in precedenza.

La regola generale è comunque quella di proporre la maggior varietà possibile, alternando le specie di insetti durante la settimana e preparando delle vere e proprie insalate miste: i rettili vegetariani sono molto attratti dai contrasti cromatici, quindi un piattino che contenga il verde della catalogna, il rosso del radicchio e il giallo dei fiori di tarassaco (denti di leone) risulterà particolarmente invitante e appetitoso.

Se il terrario è privo di materiale ingeribile (es. sabbia o piccoli pezzi di corteccia) e non offre nascondigli impenetrabili alla pogona, il consiglio è quello di liberare gli insetti direttamente nella teca e stimolare così l’attività di caccia e il movimento del nostro drago.

Infine, molti autori ed allevatori suggeriscono di aggiungere sempre all’alimento degli integratori di calcio e vitamine (soprattutto vit D3). E’ opinione di chi scrive che, se si utilizzano alimenti vegetali freschi di ottima qualità e il terrario è provvisto di una corretta fonte di UVB, di tutte queste integrazioni l’unica che si renda “necessaria” sia quella del calcio. Esistono in commercio dei prodotti a base di calcio carbonato da spolverare sugli insetti o sulla verdura prima di offrirla alla pogona; il consiglio è quello di scegliere un integratore che non contenga vit. D3 (esistono anche le IPERvitaminosi, non meno pericolose delle carenze vitaminiche!) e spolverarlo sul cibo (che deve essere di ottima qualità) degli insetti da pasto: in questo modo avremo grilli e camole “caricate” di tutti i nutrienti necessari al nostro drago, senza alterare l’appetibilità (spolverare il calcio sugli insetti vivi, oltre ad essere meno efficace come metodo di integrazione, va a occludere le trachee, portando rapidamente a morte per soffocamento).

 

 

PRINCIPALI PATOLOGIE

La presente sezione non ha come obiettivo quello di fornire indicazioni terapeutiche, ma quello di illustrare al proprietario le principali cause delle patologie più comuni e quello di fornire indicazioni su eventuali sintomi e segni clinici da riconoscere nel caso il proprio animale stesse male.

Malattia Ossea Metabolica (MOM)

Patologia molto frequente in passato, oggi per fortuna il livello di conoscenze e consapevolezza sulla gestione dei nostri rettili esotici è cresciuto tanto de renderla ormai un reperto poco comune. E’ una condizione simile al rachitismo dei mammiferi (uomo compreso), e nei giovani vede come cause una dieta povera di calcio e l’assenza di fonte luminosa a UVB, necessaria per produrre vitamina D3 e quindi promuovere l’assorbimento intestinale di calcio con la dieta; altre cause negli adulti sono l’insufficienza renale cronica e una eccessiva produzione di uova nelle femmine. I segni più comuni negli animali in crescita sono magrezza, deformità degli arti e della mandibola, difficoltà nella deambulazione e nell’alimentarsi e, nei casi molto gravi, abbondanti tremori di tutto il corpo. Negli adulti i segni sono meno spiccati ma sovrapponibili. Per scongiurare questa malattia molto spesso fatale, è bene essere scrupolosi nella dieta e nella gestione, evitando negli adulti una dieta eccessivamente ricca di insetti e proteine animali.

Consiglio pratico: nelle belle giornate è consigliabile far fare all’animale, tenendolo sotto attento controllo per evitare fughe o predatori, dei veri e propri bagni di sole in un recipiente aperto e dai bordi alti.

Obesità

Condizione frequente in animali alimentati troppo e con troppe fonti animali e che non si muovono abbastanza, può portare a situazioni gravi come insufficienza epatica, pancreatite (e conseguente infiammazione e necrosi del grasso) e distocia nelle femmine.

Consiglio pratico: più il terrario è grande e arredato, più il drago barbuto sarà stimolato al movimento. Tenere alta la quota di fibre nella dieta dell’adulto.

Parassiti

I parassiti esterni (acari) sono sempre patologici. Si riconoscono come pallini di circa 1 mm sulla pelle dell’animale, rossi o neri, soprattutto in corrispondenza della testa. La loro presenza è normalmente collegata ad una pessima gestione da parte dell’allevatore iniziale, con sovraffollamento e scarsa igiene.

Per quanto riguarda i parassiti interni, le pogone albergano frequentemente alcune popolazioni di vermi (ossiuri) e protozoi (coccidi e flagellati) senza che questi causino malattia. In rare condizioni di scarsa igiene e infestazioni eccessivamente abbondanti, l’animale può manifestare diarrea, stentata crescita o dimagramento e occlusione intestinale ad esito anche fatale.

Consiglio pratico: mantenere elevati standard igienici all’interno del terrario rimuovendo subito le feci prodotte; servire le verdure in una ciotola da lavare subito dopo l’utilizzo; far effettuare dal proprio veterinario esperto un esame delle feci (preferibilmente con metodi quantitativi) almeno una volta l’anno.

Costipazione

Tipica di soggetti obesi, alimentati con quantità eccessiva di insetti chitinosi (es locuste, caimani, grilli), o con substrato inadeguato (sabbia, aspen, corteccia ecc). L’animale si presenterà più o meno depresso, riluttante al movimento, con addome disteso e con produzione di feci assente (o con scarse feci liquide). In casi particolarmente gravi è necessario ricorrere alla chirurgia, spesso con prognosi riservata o infausta.

Consiglio pratico: evitare tipi di fondo che possano essere ingeriti dall’animale; tenere alta la quota di fibra nella dieta e consentire una corretta quantità di movimento.

Distocia

Ne esistono di due tipi: la stasi follicolare, in cui i follicoli ovarici crescono, ma non avviene né ovulazione né riassorbimento, e la distocia vera e propria, in cui le uova si formano all’interno dell’animale ma non vengono deposte. Entrambe le condizioni riconoscono le cause essenzialmente in una gestione scorretta, come l’assenza di brumazione, un’alimentazione troppo grassa e/o l’assenza di condizioni di deposizione corrette. In entrambi i casi avremo una situazione potenzialmente molto grave, in cui delle masse voluminose occupano spazio in addome e rendendo difficoltosa la respirazione e la digestione. Nei casi più gravi avremo la rottura di queste strutture, con conseguente celomite (l’equivalente della peritonite dei mammiferi) da tuorlo e possibile shock settico. I sintomi normalmente comprendono anoressia, abbattimento di grado variabile e addome ingrossato con presenza di masse tondeggianti apprezzabili alla delicata palpazione.

Consiglio pratico: consentire una corretta brumazione; non esagerare con i grassi nella dieta; soprattutto se presente anche un maschio, è opportuno lasciare a disposizione una cassetta dai bordi rialzati con uno strato di circa 15 cm di torba o sabbia per consentire una eventuale deposizione.

Tartaro e periodontite

A differenza di molti sauri, le pogone hanno una dentizione di tipo acrodonte, quindi non sono soggette a ricambio dentale. Eventuali lesioni traumatiche dei denti o la deposizione di tartaro conseguente ad una dieta troppo morbida e non sufficientemente abrasiva (es troppe camole del miele, poca verdura) possono portare ad una gengivite e periodontite che possono rapidamente espandersi alle ossa sottostanti e causare una osteomielite fatale. Segni riconoscibili sono accumulo di materiale dal giallo-brunastro al nerastro alla base dei denti, con anoressia e potenziali fratture patologiche di mandibola e mascella.

Consiglio pratico: una dieta corretta è solitamente sufficiente per prevenire questa malattia; è bene evitare di aprire la bocca dei nostri draghi con strumenti metallici che possono andare a fratturare i denti, preferendo invece strumenti più morbidi (es le spatole da pasticceria in silicone).

Altre malattie

 

Esistono numerose malattie di natura batterica, virale e fungina che possono colpire le nostre pogone. Alcuni esempi sono la cosiddetta Yellow Fungus Disease (una malattia fungina letale che esordisce come lesione dermatologica per estendersi rapidamente agli organi sottostanti) o l’adenovirosi (molto frequente ma raramente patologica). La trattazione esaustiva di queste malattie esula dalle intenzioni della presente scheda, ma in generale si consiglia sempre di eseguire un periodo di quarantena per ogni nuovo animale (almeno 6 mesi se si decide di non effettuare test di laboratorio specifici) e avere come riferimento un veterinario esperto nella medicina di questi animali. 

 

 

Dr.Edoardo Bardi DVM