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La salute non consiste nello sperimentare un kit di pronto soccorso o consigli sui social media.
Mettete dello iodio sul polso e vedete quanto velocemente scompare: questo “test casalingo” è stato tramandato per anni con il passaparola. Semplice, accessibile e apparentemente logico. Tuttavia, la medicina moderna ha una risposta chiara: questo metodo è un mito.
Lo iodio è un oligoelemento senza il quale è impossibile il normale funzionamento della ghiandola tiroidea. È coinvolto nella sintesi di ormoni che influenzano l’energia, il metabolismo, la termoregolazione, la pelle, i capelli e persino le funzioni cognitive.
Nonostante ciò, esistono ancora molti miti pericolosi che circondano lo iodio, dai “test cutanei” all’integrazione incontrollata. L’endocrinologa Rogalskaya Eugenia osserva che quando si tratta di salute ormonale, l’intuito è un pessimo consigliere.
Perché il test cutaneo dello iodio non funziona
Il metodo di applicare lo iodio sulla pelle e osservare la velocità con cui “scompare” non ha alcun valore diagnostico. Ecco perché:
- Lo iodio sulla superficie della pelle evapora e viene eliminato dagli indumenti e dall’acqua;
- penetra solo negli strati superiori dell’epidermide e non nella circolazione sistemica;
- la velocità di scomparsa non è in alcun modo correlata al livello di iodio nell’organismo.
Questo test non è utilizzato in medicina, non è raccomandato dagli endocrinologi e non fa parte di alcun protocollo clinico.
Sintomi da tenere d’occhio
La carenza di iodio non è sempre immediatamente percepibile, ma spesso l’organismo la segnala. Tra i possibili segnali:
- Una costante sensazione di stanchezza e debolezza;
- brividi di freddo, intolleranza al freddo;
- pelle secca;
- perdita di capelli;
- gozzo o noduli tiroidei;
- nei bambini – ritardo nello sviluppo cognitivo.
Ricordate che anche se il livello di TSH è normale, la carenza di iodio è sempre possibile.
Come vengono testati i livelli di iodio
- Lo iodio urinario (UIC) è il gold standard. È l’unico metodo di laboratorio oggi disponibile che riflette effettivamente l’apporto di iodio dell’organismo. Un singolo esame delle urine mostra l’assunzione di iodio nelle ultime 24-48 ore. Per una maggiore precisione, a volte si consigliano 2-3 misurazioni, poiché i livelli possono fluttuare con la dieta.
- I segni indiretti servono solo a sospettare. I sintomi clinici aiutano il medico a sospettare un problema, ma non sostituiscono gli esami.
- Gli esami del sangue non riguardano lo iodio. TTG, fT4, fT3 valutano la funzione tiroidea, non la quantità di iodio presente nell’organismo. Sono importanti, ma non indicano la disponibilità di micronutrienti.
Cosa non fare
- tamponare lo iodio sulla pelle “per provarlo”.
- assumere iodio “per sicurezza”.
- autoprescriversi integratori per noduli, tiroidite autoimmune o durante la gravidanza.
Lo iodio non è una vitamina sicura; un eccesso può essere dannoso quanto una carenza, soprattutto per la tiroide.
La salute non consiste nello sperimentare con l’armadietto dei medicinali o nel seguire i consigli dei social media. Nel caso dello iodio, funziona solo un modo: prestare attenzione ai sintomi, consultare un medico e fare diagnosi basate su prove.
I miti possono sembrare convenienti, ma spesso impediscono di accorgersi in tempo del problema. Prendersi cura di sé inizia con i fatti ed è sempre il miglior investimento.
